Storia della pianta
Nel maggio 2022, tra le montagne del Trentino, nasce la storia di questo pino silvestre yamadori. Non è stato un incontro immediato, ma il risultato di una ricerca lunga, fatta di passi, silenzi e aspettative che piano piano si stavano spegnendo. Riccardo Valle, insieme al suo grande amico Andrea Vassura, ha camminato per mezza giornata senza trovare nulla che colpisse davvero. Poi, raggiunta la cresta della montagna, è successo qualcosa. Quel pino era lì. E non lasciava spazio a dubbi. Non era solo una questione estetica, ma una sensazione chiara, istintiva. Riccardo sapeva che doveva essere suo. L’approccio alla raccolta è stato prudente, come sempre accade con uno yamadori. Prima osservare, poi capire, infine agire. L’obiettivo era valutare la fattibilità senza compromettere la sopravvivenza della pianta. La sorpresa è arrivata subito. Il pino cresceva su una lastra naturale di roccia piatta, appena 10–15 centimetri sotto la base. Una condizione rara, quasi ideale, che ha reso l’estrazione estremamente pulita. La zolla si presentava compatta, integra, con un apparato radicale già ben organizzato. Sono state tagliate solo due radici che uscivano dalla lastra e, senza particolari resistenze, l’albero è venuto via. Se l’estrazione è stata semplice, il trasporto è stato tutt’altra storia. Il peso della zolla, rimasta completamente intatta, ha reso la discesa lunga e impegnativa. Una volta a valle, il pino è stato rinvasato immediatamente in un contenitore di fortuna, una sabbiera per bambini a forma di conchiglia, utilizzando pura pomice con l’aggiunta di micorrize per favorire la ripresa radicale. Da quel momento è iniziata la fase più importante e spesso meno visibile. Due anni interi senza alcuna lavorazione, lasciando la pianta libera di vegetare, recuperare lo stress della raccolta e accumulare energia. È una scelta che richiede disciplina, perché significa non intervenire quando si vorrebbe farlo, ma è proprio questa fase a determinare la qualità del futuro. L’11 febbraio 2024 è arrivata la prima impostazione. Un intervento misurato, necessario per iniziare a leggere la struttura della pianta senza forzarla. Poi di nuovo una pausa lunga, altri due anni di coltivazione piena, per rafforzare ulteriormente la risposta vegetativa e preparare il pino a un lavoro più profondo. Nel marzo 2026 la pianta è stata sottoposta a un secondo restyling completo durante un intensive di dieci giorni presso Bonsai Dream, guidato da Mauro Stemberger. In questa fase il pino è stato completamente riletto, lavorato con maggiore consapevolezza e portato a un livello superiore, sia nella struttura che nella visione complessiva. Il percorso però è tutt’altro che concluso. Nel 2027 è previsto il rinvaso in un vaso bonsai adeguato, un passaggio fondamentale per iniziare a definire anche l’identità estetica della pianta. Questo pino silvestre non è ancora finito, ed è proprio questo il suo valore più grande. È un progetto in evoluzione, costruito nel tempo, fatto di scelte, attese e visione. La sua storia continua, e il prossimo capitolo è ancora tutto da scrivere.
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