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Storia della pianta

Bosco di abeti bonsai

Dal 2016 Curata da Riccardo Valle
Bosco di abeti bonsai — Prima
Prima
Bosco di abeti bonsai — Dopo
Dopo

Questo bosco non nasce in montagna. Non è uno yamadori e non ha alle spalle una storia epica fatta di vento, roccia e sopravvivenza. Nasce in vivaio, tra file ordinate e crescita veloce, dove ogni pianta è identica all’altra e il concetto di identità semplicemente non esiste. Ed è proprio da qui che parte tutto. Trasformare materiale da vivaio in un bosco bonsai credibile è una sfida vera, perché non hai nulla da “valorizzare”. Devi costruire tutto. Devi immaginare qualcosa che ancora non c’è e poi avere la pazienza di portarlo lì, anno dopo anno. La prima fase è una questione di visione. Ogni pianta viene scelta non per quello che è, ma per il ruolo che potrà avere. L’albero principale deve avere presenza, gli altri devono accompagnarlo senza competere, creando profondità, ritmo e naturalezza. Se questa parte è fatta bene, il bosco ha già una direzione. Se è fatta male, non funzionerà mai davvero. Poi si entra nella costruzione. Le piante vengono posizionate cercando un equilibrio che non deve sembrare studiato. Le distanze, le altezze, le inclinazioni sono tutte scelte precise, ma devono risultare naturali. È un lavoro sottile, dove basta poco per perdere credibilità. Da lì in poi cambia tutto. Non si forza più, si accompagna. Gli alberi crescono, si sviluppano, e il compito diventa guidare questa crescita senza rovinarla. Si lascia spingere quando serve aumentare struttura e diametro, si interviene quando bisogna costruire i volumi, si seleziona per evitare confusione. Con il tempo il bosco inizia a trasformarsi. Le chiome si avvicinano, le masse verdi si uniscono, e quello che all’inizio era un insieme di elementi separati diventa un’unica immagine coerente. È lì che capisci che il lavoro sta andando nella direzione giusta. Il prossimo passo sarà decisivo. Si entrerà in una fase più tecnica, con una prima legatura strutturata e una vera impostazione dei rami, andando a costruire direzioni, pieni e vuoti e soprattutto profondità. L’obiettivo è dare al bosco quel carattere maturo che richiama una foresta millenaria, dove ogni albero ha il suo spazio ma contribuisce a un’unica immagine forte e credibile. Sarà un lavoro intenso, lungo, fatto di scelte precise e continue correzioni, ma è esattamente questo il passaggio che può fare la differenza tra un buon progetto e un bosco che lascia il segno. Da qui in avanti il lavoro seguirà una direzione chiara. Nei primi interventi ci concentreremo sulla struttura primaria, definendo le linee principali dei rami e creando i primi livelli di profondità visiva. Successivamente sarà fondamentale lasciare nuovamente spingere le piante, per consolidare le scelte fatte e aumentare la massa vegetativa, evitando però che la crescita comprometta l’equilibrio raggiunto. Solo in una fase più avanzata si inizierà a lavorare sulla ramificazione fine, andando a costruire quella densità e quella leggerezza che rendono credibile un bosco maturo. È un processo che richiede tempo, osservazione e capacità di intervenire nel momento giusto. Anticipare troppo significa bloccare lo sviluppo, arrivare tardi significa perdere qualità. Un bosco bonsai però non è mai finito. È un equilibrio continuo tra più piante che devono convivere nello stesso spazio, influenzandosi a vicenda. Ogni stagione cambia qualcosa e richiede attenzione. In inverno la struttura si legge chiaramente, in primavera riparte la spinta vegetativa, in estate si controlla e si costruisce densità, in autunno si stabilizza. Questo progetto rappresenta perfettamente il nostro modo di vivere il bonsai. Non cerchiamo scorciatoie e non partiamo necessariamente da materiale già “importante”. Ci interessa costruire, capire e far evolvere, perché è proprio lì che si crea valore. Artista Riccardo Valle, presidente del club Kuma No En. Albero in coltivazione dal dicembre 2016. Se vuoi vedere dal vivo come nasce e si sviluppa un lavoro come questo, vieni a trovarci durante uno dei nostri incontri. È lì che il bonsai smette di essere teoria e diventa esperienza reale.

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